Warren Buffett: non farò investimenti su Facebook. Ha ragione?

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Come sempre, da vari decenni a questa parte, quando si arriva a uno snodo importante della storia economica globale, è quasi d’obbligo chiedere l’opinione di Warren Buffett, il guru della finanza fondatore di Berkshire Hathaway, anche noto come l’oracolo di Omaha grazie alle sue eccezionali capacità di prevedere i trend dei mercati.

E così, mentre è in corso il roadshow con cui il ventottenne Mark Zuckerberg presenta ai potenziali azionisti la società Facebook in vista dell’IPO del prossimo 18 maggio, suscita notevole eco l’affermazione di Buffett: non comprerò le azioni di Facebook. E sicuramente non per mancata conoscenza della materia, perché, a quanto dicono i giornali, tra i due si sono svolte nei mesi passati alcune ore di conversazione-consulenza.

Per la precisione però, Buffett dice “Se dovessi investire in Facebook, i medici mi ricovererebbero”. Un investimento troppo rischioso, a suo avviso. Almeno per il momento, anche se nulla impedisce che in futuro cambi opinione. A chi gli chiede se a suo avviso si tratterà di una bolla, risponde: “No, non ha niente a che fare con ciò che abbiamo visto succedere tra il 1999 e il 2001”, riferendosi alla bolla delle società hi-tech a cui assistemmo alla fine degli anni ’90.

Il valore preciso delle azioni sarà deciso solo il giorno 17 maggio, ma è già stato fissato un range che oscilla tra i 28 e i 35 dollari: a seconda del prezzo di sottoscrizione fissato l’azienda assumerebbe dunque un valore tra i 77 e i 96 miliardi di dollari – un record per le web company.

Che cosa preoccupa Buffett e gli azionisti? Vari fattori: una scelta azzardata come l’acquisizione di Instagram per il prezzo esorbitante di un miliardo di dollari. Il giudizio sulla solvibilità di Facebook viene però anche dai numeri: se l’azienda Facebook dovesse essere valutata al massimo possibile di 96 miliardi di dollari, avrebbe un prezzo 99 volte superiore agli utili attesi per il 2012 e all’incirca 28,5 volte superiori al fatturato previsto. Cifre “da bolla”, se si considera che per Google (che pure dal giorno dell’IPO ha già visto salire le quotazioni del 600%) la capitalizzazione è solo 13 volte superiore agli utili e 4,8 volte superiore al fatturato. Il problema dunque starebbe nel prezzo eccessivo delle azioni in caso di altissima richiesta di sottoscrizioni.

Comunque Buffet non ha investito neppure su Google e alle web company continua a preferire l’obsoleta IBM. La diffidenza per ragioni generazionali può avere una grossa parte nel giudizio.

Chi crede nell’investimento su Facebook conta invece sul potenziale commerciale dei 901 milioni di utenti unici iscritti e dei 500 milioni di utilizzatori quotidiani: un target unico nel suo genere per la pubblicità e un database senza simili per i trend dei consumatori.

Le prospettive sono potenzialmente buone, se si raggiungerà nel giro di 5 anni un fatturato di almeno 50 miliardi di dollari. Ci crede comunque Goldman Sachs, che fa parte del gruppo dei soci. Il titolo sarà comunque un leader dell’indice Nasdaq e sarà acquistato dai grandi fondi di investimento.


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