La paghetta ai figli deve essere uno strumento di educazione al risparmio

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E’ di estremo interesse la ricerca svolta da Emanuela Rinaldi, dal titolo Educazione finanziaria. Una nuova generazione di risparmiatori. Indagine sui preadolescenti italiani. Dallo studio emerge che, mentre tutti i ragazzi di età compresa tra i 10 e i 13-14 anni ricevono una somma settimanale o mensile da genitori e nonni, in media soltanto uno su cinque degli intervistati sa precisamente di quanto denaro potrà disporre. Non nel senso che potrebbe ricevere meno del solito, al contrario. Infatti, molti genitori o nonni, hanno l’abitudine di integrare la paghetta con degli extra da impiegare per acquistare abbigliamento, gadget tecnologici e biglietti per cinema o eventi sportivi. Questo comportamento, per quanto comprensibile, è da evitare, perché non incoraggia i figli a una progressiva responsabilizzazione nella gestione del loro seppur piccolo budget. L’erogazione della paghetta ha senso soltanto se è rigida e suscita una discussione in famiglia su come rispettare un budget e imparare a risparmiare.

Il discorso è molto interessante. Vorremmo aggiungere, come già ribadito in questo articolo, che l’educazione al risparmio può iniziare in tenera età, possibilmente con un sano esempio davanti agli occhi: è bravo il genitore che evita il più possibile di indebitarsi per acquistare i suoi beni, ma risparmia fino a quando non è in grado di versare l’intera cifra. E anche quello che insegna al figlio la triplice funzione che deve avere il denaro guadagnato (una parte si spende, un’altra si accantona e una porzione si regala a chi amiamo o a chi ne ha più bisogno di noi).

Per chi volesse approfondire il discorso, consigliamo il volume di M. Teresa Cometto e Glauco Maggi dal titolo Figli & Soldi (edito da Sperling & Kupfer) ricco di interessanti considerazioni e di consigli molto pratici.


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